Thought of the Week (Dis)ordine mondiale in evoluzione: occasioni e opportunità

Il (dis)ordine mondiale sta attraversando un periodo di profonda evoluzione: conflitti geopolitici, redistribuzioni del potere economico, rivoluzioni tecnologiche, tensioni sociali e rischi ecologici sono sempre più legati tra loro e ostacolano la comprensione per investitori e investitrici. Tuttavia, le notizie di crisi a breve termine non vanno esaminate da sole, perché dietro ci sono spesso dei trend strutturali di più lungo periodo. La conclusione è chiara: chi analizza sistematicamente cause e interrelazioni è in grado di limitare meglio i rischi e al contempo di identificare nuove fonti di crescita. Gli investitori dovrebbero quindi puntare su portafogli robusti, diversificati e orientati a opportunità strutturali in tecnologia, innovazione e ambiti di trasformazione globali.

di Michael Bolliger 24 Jul 2026

La stampa riporta ogni giorno notizie di crisi: la guerra in Medio Oriente, la tensioni tra USA e Cina, le minacce di dazi punitivi, le crisi del debito o dei governi, la crescente pressione concorrenziale della Cina, mentre addirittura ai Mondiali di calcio viene rimproverato di essere stati influenzati da forze politiche. I temi cambiano, ma la sensazione di incertezza resta. Il mondo sembra essere in evoluzione ed è sempre più difficile comprendere questi sviluppi a causa della loro complessità e interconnessione. E spesso questo complica anche le decisioni di investimento.

Una strategia efficace per gli investitori e le investitrici consiste nel non attribuire a queste notizie un’eccessiva importanza. Chi però vuole comunque affrontare questi temi farebbe bene ad adottare un approccio sistematico. Pubblicato ogni anno, il Global Risks Report del World Economic Forum (WEF) è una delle tante fonti che analizzano sistematicamente questi temi, valutano la rilevanza degli sviluppi, cercano le cause e illustrano le dipendenze reciproche. Questo permette agli investitori sia di comprendere meglio i rischi che di identificare le opportunità che si presentano.

A livello generale va osservato che l’ordine mondiale è effettivamente in evoluzione. Le cause sono molteplici. Nella classificazione del WEF, ad esempio, viene operata una distinzione tra cause geopolitiche, economiche, sociali, tecnologiche ed ecologiche.

Questa varietà dovrebbe cambiare ben poco anche negli anni a venire, quando gli investitori dovrebbero avere ancora a che fare con temi come il ricorso mirato a dazi, sanzioni, controlli sulle esportazioni o sovvenzioni, lo scontro geopolitico, i conflitti armati, la disinformazione mirata e la crescente polarizzazione sociale. Dovrebbero poi aggiungersi eventi meteorologici estremi come inondazioni, ondate di calore o uragani, con conseguenze negative su persone, infrastrutture ed economia. Anche la tecnologia e l’innovazione hanno un ruolo decisivo: nei prossimi anni dovrebbero affermarsi i beneficiari nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale e di varie altre tecnologie chiave, come ad esempio i computer quantistici, o nella corsa al predominio nello spazio. Ma ci saranno anche dei perdenti, ed entrambi questi aspetti avranno conseguenze su paesi, settori e aziende.

Oltre a essere molteplici, però, le cause dell’evoluzione sono anche collegate tra loro. Spesso una guerra o una sanzione è solo la proverbiale punta dell’iceberg. Dietro si nascondono sviluppi più profondi, spesso complessi e di lungo periodo, favoriti e rafforzati da redistribuzione del potere e multilateralismo: da un lato, il mondo si sta allontanando da un ordine chiaro e dominato dagli USA per andare verso una struttura multipolare e frammentata. Attori regionali possono così fissare nuove regole e a cambiare sono anche gli standard una volta affermati per la cooperazione e il commercio. Questo va di pari passo con la ridotta efficacia delle istituzioni internazionali che può complicare anche l’individuazione di soluzioni condivise a questioni globali come clima, debiti o sicurezza. Al contempo, la disuguaglianza crescente rafforza le tensioni sociali, indebolisce la fiducia nella politica e nelle istituzioni e fa così aumentare la suscettibilità a populismo e polarizzazione. Va poi aggiunta la possibile influenza dell’intelligenza artificiale, dei rischi informatici e delle nuove tecnologie su mercati del lavoro, flussi informativi e strutture di sicurezza.

Anche la rapida ascesa della Cina a superpotenza ha cambiato l’ordine mondiale. Soprattutto in campo economico, la Cina mette sotto pressione molti paesi perché in numerosi settori ha smesso da tempo di essere solo una sfidante e spesso si è già trasformata in capofila. Su ricerca, brevetti, IA, cleantech, difesa ed economia dello spazio ha talvolta raggiunto o addirittura superato gli USA. Oggi l’Europa, ovvero il principale partner commerciale della Svizzera, arranca in molti settori e dovrebbe scivolare ancora più indietro nei prossimi anni. Il Belfer Center, in Massachusetts, pubblica ogni anno un indice che misura la posizione competitiva di 25 paesi in cinque tecnologie chiave (IA, biotecnologia, semiconduttori, computer quantistici ed economia dello spazio). Gli USA continuano a guidare questa classifica con 84 punti, ma la Cina è già arrivata al secondo posto (65 punti) superando nettamente l’Europa e il Giappone che occupano la terza e la quarta piazza con, rispettivamente, 42 e 24 punti.

La nostra conclusione: il (dis)ordine mondiale sta attraversando una fase di evoluzione alimentata da un gran numero di cause che spesso sono interdipendenti tra loro. È comprensibile che questa molteplicità e complessità possa erodere la propensione al rischio e la capacità di rischio nell’investire. Allo stesso tempo, però, in questi cambiamenti nascono anche nuove fonti di crescita e questo può trasformare i rischi in opportunità. Gli investitori farebbero quindi bene a non esaminare solo il cosa ma anche il perché di una crisi. Chi affronta sistematicamente le interrelazioni tra geopolitica, economia, società, tecnologia e ambiente dovrebbe essere maggiormente disposto a orientare il suo portafoglio in modo da poter limitare i rischi ma allo stesso tempo anche tenere conto del potenziale delle opportunità strutturali.

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