Articoli Digital Identity per FIM

La maggior parte di noi ha molte identità digitali che sono strettamente correlate ai servizi finanziari attraverso l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e i social media.

Almeno un account e-mail. Diversi profili utente su piattaforme come LinkedIn, Facebook e i quotidiani online. Le nostre identità digitali possono essere numerose. Abbiamo un “esistenza digitale” generata dai dati che ci riguardano resi disponibili sul web. Ad esempio possiamo essere taggati o citati in un articolo, oppure il nostro nome compare sul sito web di un’azienda.

L’identità digitale va ben oltre le informazioni riportate, ad esempio, sul passaporto. Comprende anche informazioni come «ama le foto dei gatti», «è un uomo/una donna», «beve vino» o «può guidare un’auto». Potenziali clienti, talent scout e istituzioni possono consultare i nostri profili online. La nostra identità digitale può addirittura essere rubata. Insomma, vale la pena curare e proteggere il nostro profilo online.

Verso un’esperienza digitale sicura ed efficace

Il problema principale oggigiorno è che a volte le soluzioni faticano a fornirci la sicurezza, il controllo e la facilità d’uso che ci attendiamo L’esperienza digitale deve proteggere tutte le parti coinvolte nella «catena del valore”», in cui rientrano soggetti che stipulano «contratti smart» basati sulla tecnologia «blockchain». Il contratto di leasing dell’auto, ad esempio, è collegato alla vettura su Internet e il pagamento viene effettuato automaticamente tramite blockchain. Dal punto di vista di un fornitore di servizi, gli attributi di un profilo hanno un valore monetario, in quanto consentono un micro-targeting personalizzato.

Dov’è il problema?

La domanda sostanziale risiede nel definire chi, tra governance autoregolata e governance istituzionale, debba detenere e controllare le nostre identità digitali sulla base di un solido quadro normativo. Intorno all’identità stiamo assistendo alla nascita di nuovi fornitori, broker, assicurazioni e sistemi di tutela.

Può trattarsi di sfide difficili da affrontare in particolar modo se se le soluzioni sono contrarie alle nostre aspettative o costose. Da qui nasce il rischio che i consumatori prediligano la semplicità rispetto alla sicurezza: sul lungo periodo questo potrebbe danneggiare l’identità.

Verifica e protezione dell’identità sono sempre state elementi chiave dell’attività bancaria. Le banche detengono l’esperienza, la competenza e l’infrastruttura per contribuire allo sviluppo di una piattaforma futura accessibile, aperta ed economicamente conveniente per l’identità digitale. La soluzione non arriverà dall’oggi al domani. Sarà un processo interattivo alla ricerca di soluzioni in grado di rispondere a richieste sempre più esigenti in merito a privacy e anonimato in rete, rendendo anche più facile condividere gli attributi della propria identità, qualora lo si voglia.

Perché è importante per gli intermediari finanziari

Nei prossimi anni questa tematica diventerà sempre più importante. È fondamentale capire come le informazioni che noi tutti produciamo online possano essere utilizzate per evitare spiacevoli conseguenze per voi e i vostri clienti.

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Matthias Plattner è Head Technology & Processes presso UBS Global Financial Intermediaries. Per qualsiasi domanda su questo tema, potete contattarlo via e-mail all’indirizzo