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Secondo l'Indice UBS i timori di guerra fanno crollare nuovamente l'ottimismo dei risparmiatori-investitori.

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Secondo l'Index of Investor Optimism® - EU 5, una collaborazione tra UBS e Gallup Organization, l'ottimismo tra i risparmiatori europei ha toccato nuovamente il fondo a febbraio, mese in cui il potenziale intervento militare contro l'Iraq ha rimpiazzato tutte le altre questioni politiche ed economiche.

L'Index of Investor Optimism - EU 5 globale è sceso di 10 punti, raggiungendo a febbraio quota-47, rispetto a -37 di gennaio. L'indice di febbraio ha rappresentato la misura più bassa da ottobre 2001, mese in cui è stato condotto il sondaggio baseline dell'Index - EU 5 (Tabella 1). Le crescenti preoccupazioni dei risparmiatori sulle prospettive dei mercati finanziari e sulla possibilità di raggiungere i loro obiettivi di investimento nei prossimi 12 mesi sono i principali fattori responsabili della flessione dell'Indice (Tabella 2). Questo mese, il 61% dei risparmiatori riporta di essere pessimista sulla performance dei mercati mobiliari per l'anno a venire, rispetto al 52% di gennaio. Infatti, il 63% degli intervistati (la percentuale più alta misurata dall'inizio del sondaggio) dichiara che questo non è un buon momento per investire.

Tra gli investitori dei cinque paesi europei in cui è condotto il sondaggio, una potenziale guerra in Iraq è considerata la minaccia più seria ai mercati mondiali e ben il 60% degli intervistati condivide questa opinione (Tabella 3); al secondo posto si colloca la possibilità di gravi attentati (16%), a seguire una prolungata recessione (13%), un potenziale conflitto con la Corea del Nord (5%) e una notevole rivalutazione del dollaro statunitense (4%).

Va notato che il 28% dei risparmiatori ritiene che una guerra contro l'Iraq avrà un impatto estremamente negativo sui mercati azionari del mondo e un ulteriore 43% prevede un effetto abbastanza negativo. Di contro, il 16% degli intervistati si aspetta che una guerra contro l'Iraq avrà un impatto positivo sui mercati e il 10% non prevede alcun impatto di rilievo. (Tabella 4).

Nonostante le marcate perplessità geopolitiche e le tiepide valutazioni dei mercati finanziari, gli investitori non hanno modificato le proprie opinioni relativamente ottimiste sull'economia europea. Una maggioranza degli investitori, il 60%, continua a ritenere molto probabile che nel corso del prossimo anno l'Europa vivrà una fase di moderata ripresa economica, dato invariato rispetto al mese scorso (Tabella 5), il 2% prevede invece una forte ripresa, il 27% crede che continuerà la debolezza economia e il 9% si attende un peggioramento della situazione economica.

Esiti incerti dalle azioni per rinvigorire la fiducia degli investitori
Secondo l'Indice, i risparmiatori non sono convinti che le nuove normative e i nuovi codici etici recentemente approvati in molti paesi in seguito agli scandali contabili porteranno nuova fiducia tra i risparmiatori (Tabella 6). Una maggioranza degli intervistati, il 55%, riporta di non essere troppo sicuro o per niente sicuro che queste misure possano contribuire a ripristinare la fiducia. Il 35% dei risparmiatori dichiara invece che le norme saranno abbastanza efficaci e solo il 4% è molto sicuro che le nuove normative avranno un impatto positivo.

Alla domanda relativa alla loro opinione sulle valute internazionali, il 42% degli investitori cita l'euro come la più attraente, in notevole rialzo rispetto al 35% di gennaio (Tabella 7). Di contro, gli investitori si sono dichiarati meno entusiasti sul dollaro statunitense, con solo il 23% a favore rispetto al 32% di gennaio. La sterlina britannica è considerata la valuta più attraente dal 20% degli intervistati e lo yen giapponese è visto positivamente dal 10%.

Nonostante la recente flessione del valore del dollaro statunitense, il 28% degli intervistati continua a ritenere che il dollaro sia sopravvalutato, rispetto al 19% che lo considera sottovalutato. Circa un terzo degli investitori, il 32%, prevede che tra dodici mesi l'euro risulterà addirittura più forte del dollaro, rispetto al 20% che si attende un euro più debole del dollaro.

Adozione dell'euro da parte del Regno Unito prevista in tempi più lunghi delle attese
Questo mese, ai risparmiatori è stato inoltre chiesto se ritengono che il Regno Unito entrerà nell'Unione Monetaria Europea (UME). Va notato che una quota inferiore di intervistati, il 16%, ritiene che il Regno Unito entrerà nell'UME nei prossimi due anni, in ribasso rispetto al 22% di luglio 2002, data dell'ultimo sondaggio tra i risparmiatori su tale questione (Tabella 8). Il 38% degli intervistati prevede una partecipazione del Regno Unito alla UME nei prossimi 5 anni (in ribasso rispetto al 42%) e il 40% afferma che l'ingresso avverrà fra più di cinque anni o mai (in rialzo rispetto al 34%). Va notato che il 45% degli investitori si sente ottimista relativamente all'eventuale impatto sull'economia europea dell'introduzione dell'euro nel Regno Unito, rispetto al 22% che si dichiara pessimista.

Londra, 24 febbraio 2003