L'economia globale sta passando dalla recessione alla ripresa. Nei prossimi due o tre trimestri potremmo assistere a un vigoroso slancio di crescita in molti paesi sviluppati. Eppure, le condizioni sottostanti sono tutt'altro che convincenti. Il recupero fonda in gran parte su fattori estemporanei. Ci aspettiamo perciò un ritorno alla debolezza economica nel 2010. L'inflazione dei prezzi al consumo, tuttavia, rimarrà sommessa nel 2010 così che la gran parte delle banche centrali attenderà il secondo semestre 2010 prima di intervenire per normalizzare i tassi.
Chi è abituato a correre su lunghe distanze lo sa bene. Quando le energie calano, le bevande energetiche possono alleviare la fatica e innescare un nuovo rush almeno per un po'. Ma una volta esaurito l'effetto, ci si può sentire addirittura peggio di prima. Ispirandosi a questa metafora, alcuni osservatori hanno ribattezzato l'attuale fase di transizione dalla profonda recessione alla ripresa in "rush di ripresa". Condividiamo in parte questa opinione. Dopo il tonfo del commercio globale e dell'attività produttiva sull'onda del collasso Lehman Brothers dello scorso autunno, gli effetti combinati di politiche monetarie molto espansive e di un livello di spesa fiscale senza precedenti hanno condotto a qualcosa di molto simile a un "rush di ripresa". Durerà per qualche trimestre ma difficilmente supererà i problemi di fondo, come il disastroso stato finanziario delle economie domestiche in molti paesi coinvolti nel precedente boom immobiliare.
Dunque, dopo dati sorprendentemente positivi sul PIL del secondo trimestre, ci aspettiamo di assistere a due o tre trimestri di solida crescita che regaleranno ai grafici di ripresa del secondo semestre 2009 un tipico aspetto a "V". Dopodiché, crediamo tuttavia che molte economie sviluppate torneranno a una crescita economica debole nel corso del prossimo anno. A questo proposito sono due i fattori di particolare importanza: innanzitutto, la domanda finale delle economie domestiche, che dovrebbe rimanere fiacca ancora a lungo, e in secondo luogo gli stimoli di politica fiscale e monetaria, che rientreranno gradualmente a partire dal prossimo anno.
E la domanda finale?
La domanda finale è sostenuta da investimenti aziendali e spesa al consumo. Visti i livelli estremamente bassi di utilizzo delle capacità produttive, le crescenti percentuali di immobili commerciali vacanti e le condizioni del credito ancora molto rigide riteniamo improbabile una significativa ripresa degli investimenti il prossimo anno. Allo stesso modo, i consumatori sono in notevole difficoltà. I tassi di disoccupazione continueranno a salire il prossimo anno, la tendenza deflazionistica che ha incentivato il potere d'acquisto nel 2009 sarà invertita, le condizioni del credito rimarranno rigide e molte economie domestiche continueranno a subire gli effetti del calo dei prezzi azionari e immobiliari globali. In particolare, molte di loro devono rimborsare debiti e ricostituire i propri risparmi.
Ago della bilancia in mano alla politica
I governi hanno reagito alla crisi con programmi di spesa fiscale senza precedenti in tempi di pace. I livelli di deficit pubblico hanno raggiunto quote insostenibili in molti paesi sviluppati. Le misure per consolidare le finanze pubbliche con tutta probabilità graveranno notevolmente sulla crescita economica nei prossimi anni.
Un compito ancora più delicato spetta alle banche centrali, che devono prepararsi a uscire da posizioni di politica monetaria espansiva e poco ortodossa. Mentre la Fed sorveglierà soprattutto i segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro, la Banca Centrale Europea è più concentrata sulle previsioni di inflazione a lungo termine. Per ora, le misure dell'inflazione strutturale (che non tengono conto delle componenti volatili dell'energia) dovrebbero volgere verso il basso fino alla metà del prossimo anno, alimentando forse nuovi timori di deflazione. Tuttavia, in seguito ci aspettiamo una nuova crescita dell'inflazione strutturale, che da ultimo indurrà le banche centrali ad avviare un percorso di normalizzazione delle rispettive politiche monetarie.