UBS AG
Versione ottimizzata per screen reader per visitatori ipovedenti e non vedenti Home | Accessibilità | Versione zoomata | Sitemap locale | Service Finder | Contatto | eng deu fra ita | Cerca
   
Profilo UBSAzionisti & analistiMediaCandidatiFiliali UBS
Relazioni 2006  
Retrospettiva Financial Report Handbook
     
Rapporto 2006
 

Vivere più a lungo
Vivere più a lungo

«Nel lungo periodo siamo tutti morti.» Questa laconica osservazione di John Maynard Keynes resta ineluttabilmente un assioma della natura umana.
«Nel lungo periodo siamo tutti morti.» Questa laconica osservazione di John Maynard Keynes resta ineluttabilmente un assioma della natura umana.

Anche se originariamente l’economista inglese intendeva probabilmente sottolineare l’irrilevanza delle medie di lungo periodo ai fini dei problemi economici immediati, questa frase è passata alla storia come un’espressione di fatalismo. Sempre secondo questo approccio, la nascita non è altro che una sentenza di morte differita. Ma, almeno statisticamente, il tempo che intercorre fra i due eventi si sta allungando sempre di più per la maggior parte di noi.

La popolazione sta invecchiando, tanto che nel Regno Unito sta gradualmente prendendo piede l’idea di innalzare l’età pensionabile a 68 anni, oltre il doppio dell’aspettativa di vita (33 anni) che un adulto inglese aveva nel Medio Evo. Di conseguenza, più la vita si allunga, maggiori sono le probabilità di dover lavorare di più – per scelta o a seguito di una revisione delle politiche previdenziali. Ciò esercita un’influenza significativa sui nostri comportamenti di spesa, risparmio e investimento e sottintende implicazioni per il commercio, l’economia e la finanza mondiale.

Ma le nostre aspettative di vita hanno raggiunto il picco massimo? Sembra proprio di no. Le tendenze demografiche evidenziano infatti che nel corso degli ultimi 160 anni esse sono aumentate di tre mesi ogni anno. Se nel 1840 gli svedesi erano ai vertici della graduatoria con 45 anni, oggi a primeggiare è il Giappone, dove le donne vivono in media 85 anni. Il problema che si pone attualmente è che stanno iniziando a incontrarsi, ma anche a scontrarsi, tendenze divergenti. La medicina, uno dei motivi principali dell’attuale longevità, continua a registrare progressi significativi e questo proprio mentre la generazione del «baby boom» sta arrivando all’età di pensionamento. Allo stesso tempo, le coppie hanno sempre meno figli. Innumerevoli studi hanno esaminato le implicazioni di questa tendenza, e i risultati sono desolanti: continuando di questo passo, presto in Giappone si arriverà a una situazione in cui ogni lavoratore dovrà sostenere gli oneri di un pensionato.

Una semplice soluzione per uscire da questa impasse sarebbe quella di «importare » manodopera dall’estero. Ma anche questo approccio non è molto realistico, visti gli elevati tassi di immigrazione necessari. I progressi registrati dai livelli di produttività dei lavoratori potrebbero compensare in una certa misura gli effetti dell’invecchiamento, ma sembra che la prevista diminuzione del numero di lavoratori (e quindi della produzione) causerà almeno inizialmente un rallentamento della crescita.

Quali saranno le conseguenze per le aziende nei Paesi industrializzati? Alcune di esse ridurranno semplicemente la propria forza lavoro. Molte invece affronteranno il futuro con un approccio positivo, attuando un’opportuna diversificazione geografica e riducendo il grado di dipendenza dei ricavi dal proprio Paese di origine. Da studi condotti da UBS risulta che le aziende europee generano già il 35% dei propri proventi al di fuori dell’Europa, mentre negli USA il 40% degli utili societari proviene da investimenti diretti nelle economie emergenti, dove la popolazione continua ad aumentare e i limiti posti alla crescita sono contenuti. In parte anche per questo motivo, gli utili societari sono progrediti costantemente nonostante i modesti tassi di crescita economica complessiva.

I governi nazionali si trovano invece in una situazione più complessa: i sistemi pensionistici statali diventano costosi e in molti Paesi i politici spingono sempre più in direzione di una riforma previdenziale, sostenendo soprattutto la necessità di livelli contributivi più elevati. Il settore pensionistico, dell’asset management e dei fondi dovrebbe beneficiare di questo trend. Le persone stanno 17 perdendo la fiducia nelle capacità dei governi di garantire loro una pensione e si faranno carico della propria previdenza. Questi sviluppi comporteranno quindi tassi di risparmio più elevati e una domanda più sostenuta di prodotti d’investimento e soluzioni pensionistiche private.

Un rallentamento della crescita indotto dagli sviluppi demografici nei Paesi sviluppati spingerà gli investitori alla ricerca di rendimenti congrui a rivolgere la propria attenzione verso aree geografiche a rischio più elevato. In passato, le economie emergenti erano caratterizzate soprattutto dal settore primario, come l’industria mineraria, ma oggi generano buona parte della crescita mondiale nel settore della produzione industriale secondaria, comportando così ampi cambiamenti nei comportamenti d’investimento. Se prima i titoli dei mercati emergenti rappresentavano un’opzione d’investimento, oggi si stanno affermando sempre più come componenti obbligatorie di qualsiasi portafoglio ben diversificato.

A beneficiare dell’invecchiamento della popolazione con una crescita superiore alla media saranno numerosi settori, fra cui quello della sanità. Prodotti in passato disponibili soltanto negli ospedali, come i dispositivi elettronici di misurazione della pressione, saranno sempre più diffusi sui mercati del largo consumo. Un ulteriore esempio è rappresentato dai defibrillatori esterni automatici: prima questi piccoli strumenti di facile impiego erano presenti solo nei centri di pronto soccorso e sulle ambulanze, mentre oggi questi dispositivi, che possono salvare la vita in caso di arresto cardiaco, sono disponibili in molti uffici e fabbriche.

Non a caso, il produttore di software d’intrattenimento Nintendo ha sviluppato un videogioco per la propria console portatile Nintendo DS per aiutare i giocatori a contrastare gli effetti dell’invecchiamento. Il gioco di «brain training » del Dr. Kawashima «Quanti anni ha il tuo cervello?» sta riscuotendo grandi successi soprattutto nella fascia della terza età – un ottimo risultato per qualsiasi operatore dell’industria dei videogame. Come spiega Nintendo, gli esercizi rapidi e impegnativi, basati sull’esecuzione di semplici compiti matematici, cognitivi e linguistici, contribuiscono a stimolare le attività intellettive e mantenere attivo il cervello. Non a caso, in Giappone il gioco è sempre più diffuso nelle sale di attesa degli studi medici e la sua popolarità è in crescita anche nelle altre parti del mondo.

In realtà, potrebbero essere proprio gli anziani a impegnarsi di più per contrastare gli effetti sociali dell’invecchiamento. Sono infatti sempre più numerose le persone che vogliono continuare a lavorare dopo l’età di pensionamento, per rimanere attive e avere la sensazione di essere ancora utili. Un sondaggio recentemente condotto da UBS negli USA ha mostrato che il 77% degli intervistati intende lavorare almeno part-time dopo il pensionamento al fine di integrare il proprio reddito, mentre dieci anni fa questa percentuale si attestava soltanto al 70%.

Colmare una lacuna

Fra le attività di UBS, quelle di asset management istituzionale sono probabilmente le più direttamente interessate da questo trend demografico. L’accento continua a essere posto sulla gestione di mandati previdenziali, ma vanno anche delineandosi problematiche con cui i clienti attuali e futuri dovranno confrontarsi, soprattutto per quanto concerne gli istituti di previdenza professionale con il primato delle prestazioni caratterizzati da una copertura insufficiente. Non a caso, il passaggio dal primato delle prestazioni a quello dei contributi proseguirà anche in futuro con l’attuale ritmo particolarmente sostenuto, poiché le aziende tenderanno sempre di più a proteggere i propri bilanci dagli effetti negativi dell’invecchiamento della popolazione. Recentemente, le banche d’investimento hanno iniziato ad assistere i fondi pensione sul fronte della consulenza di asset management incentrata sulle passività, nel cui ambito vengono utilizzati prodotti derivati e strutturati per ridistribuire sia la longevità che il rischio d’investimento.

Nei prossimi anni, i clienti si rivolgeranno con maggiore frequenza a UBS per ottenere consulenza e prodotti in grado di aiutarli a prepararsi a una terza età sempre più lunga. Ciò include modifiche nelle modalità di accumulo del capitale pensionistico, nell’impiego di tali risparmi dopo il pensionamento e nella definizione di una soluzione di pianificazione successoria. Per i provider globali di servizi finanziari, i cambiamenti demografici attualmente in corso comportano una straordinaria opportunità. È infatti previsto un elevato numero di clienti con esigenze analoghe in termini di pianificazione e implementazione previdenziale. Questo sviluppo rappresenta una sfida di primaria importanza per tutto il settore, poiché è necessario valutare attentamente le conseguenze e mettere a punto soluzioni allettanti per i clienti.

Nell’aprile 2006 UBS ha lanciato la propria «Global Retirement Initiative» al fine di sfruttare le opportunità offerte dal trend di invecchiamento della popolazione sui maggiori mercati. I progetti attualmente in corso comprendono la cosiddetta «Baby Boomer Initiative», rivolta a un mercato potenziale di 58 milioni di famiglie statunitensi con patrimoni complessivi per oltre USD 1200 miliardi. Progetti simili sono già in fase di realizzazione in Germania e Svizzera, mentre la loro introduzione è prevista a breve termine anche in Italia, Francia, Regno Unito e Spagna.

Importante avvertenza legale - si prega di leggere la clausola di esonero della responsabilità prima di proseguire.
I prodotti e servizi presentati in queste pagine eventualmente non sono disponibili per le persone residenti in determinate nazioni. Per maggiori informazioni vogliate consultare le limitazioni di vendita relative al servizio in questione.
© UBS 1998-2008. Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy

 
Create your own report 
Create your own report

Create your own report by searching and selecting articles of our Annual Reporting products.