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Gestire le vette
Gestire le vette

Gestire le vette

Christen Baumann ha un dono raro: sa come far prosperare le società svizzere che gestiscono gli impianti di risalita. E uno degli ingredienti chiave del suo successo, afferma, è lo spirito imprenditoriale.

Prima di entrare nel settore del turismo come direttore di varie società di gestione di impianti di risalita, Baumann, oggi CEO di Zermatt Bergbahnen AG, ha ricoperto per diversi anni incarichi di responsabilità presso numerose aziende d’ingegneria meccanica in Svizzera e all’estero. Ma, essendo cresciuto nell’Oberland bernese, la montagna ce l’ha nel sangue: ne sanno qualcosa gli alpinisti dilettanti che si sono cimentati insieme a lui nella scoperta delle vette attorno a Zermatt…

La società che gestisce attualmente è la principale organizzazione svizzera di impianti di risalita (teleferica, skilift, funicolare). Nata appena tre anni or sono, Zermatt Bergbahnen AG è il prodotto della fusione di sei aziende indipendenti, ognuna dotata del suo assetto proprietario e di un’identità ben precisa. Con un organico di 260 dipendenti, è in grado di trasportare oltre 45 000 persone all’ora nelle fasce di punta grazie ai suoi 32 skilift situati tra 1600 e 3883 metri sul livello del mare, un’impresa già di per sé estremamente difficile sotto il profilo tecnico. In inverno la società si occupa inoltre della preparazione, della manutenzione e della pulizia di circa 200 chilometri di piste da sci.

Gestire le vette

Quando, in occasione della fusione, Baumann, manager esperto in ristrutturazioni aziendali, ha assunto il nuovo incarico, si è innanzitutto posto come obiettivo arginare lo scontento del personale: infatti, nel giro di appena due settimane aveva già nominato ai posti di comando della società alcuni collaboratori di vecchia data a cui era stato chiesto di ripresentare la propria candidatura. L’integrazione non ha incontrato ostacoli e la perdita di impieghi è stata insignificante. Da allora Zermatt Bergbahnen AG non ha smesso di generare ricavi. «Abbiamo raggiunto o addirittura superato tutti i traguardi che ci eravamo prefissi», dichiara orgoglioso Baumann.

Negli anni ‘90 molte società svizzere che gestivano impianti di risalita e ferrovie di montagna si sono trovate alle prese con notevoli difficoltà finanziarie, in parte perché le banche, nel concedere i prestiti, non basavano più le loro decisioni sulle proiezioni degli utili delle infrastrutture di trasporto, ma sulla capacità d’indebitamento a lungo termine di ogni operatore. Così facendo gli istituti di credito hanno abbassato i rating cliente e di settore di queste aziende, che si sono viste obbligate ad avviare una serie di ristrutturazioni o fusioni per evitare di dover pagare un prezzo più elevato sul debito.

Secondo Baumann, il crollo è stato determinato da una cattiva gestione dei costi piuttosto che dalla politica delle banche.

«Ci si era illusi che tutto sarebbe andato per il meglio, a cui si aggiunga una buona dose di egocentrismo e la pressione da parte di alcuni gruppi d’interesse, a dispetto della realtà di mercato. Senza parlare dell’aumento dei costi in una fase di ristagno o addirittura di calo dei ricavi. Alla lunga non poteva funzionare», spiega Baumann.

Un altro elemento che ha contribuito al tracollo era che da sempre alcune di queste società facevano sedere nel loro consiglio di amministrazione dei politici in carica, misurando i benefici degli investimenti e di altre iniziative in termini d’impatto sull’opinione pubblica. Gli interessi dell’azienda venivano quindi in secondo piano.

Vuol dire forse che il governo dovrebbe astenersi da qualsiasi intervento nel settore turistico?

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«No, purché ci si limiti al contesto generale senza sconfinare nelle decisioni operative vere e proprie», chiarisce Baumann. Ad esempio, apprezza il lavoro svolto da Svizzera Turismo per promuovere il Paese, ma ritiene anche che il modo migliore per favorire il turismo sarebbe accelerare il processo di rilascio dei permessi di costruzione. Molti di coloro che presentano richiesta, compreso Baumann, si trovano spesso imprigionati in una lunga e pesante trafila burocratica.

E, aggiunge, il governo dovrebbe incoraggiare di più le aziende del settore a cercare finanziamenti presso gli investitori privati.

Il nocciolo del problema è che le società di risalita di medie dimensioni sono sempre state inclini a fare affidamento sui prestiti federali e locali mentre quelle più grandi, fi- nanziate tramite il settore privato, si astengono dal ricorrere ai fondi pubblici non perché sia stato loro esplicitamente vietato, ma perché non sarebbero in grado di versare dividendi ai loro azionisti.

Nonostante ciò, che si tratti di dirigere un’azienda grande o piccola, uno dei principi guida di Baumann è che l’indebitamento non deve mai superare il 60% del bilancio. In questo modo egli riesce a preservare il grado di autonomia necessario, mettendo le sue società al riparo dall’onere potenzialmente eccessivo del pagamento degli interessi, qualora i tassi aumentino repentinamente.

Come oggi di solito avviene, tutti gli impianti di ultima generazione presenti a Zermatt sono stati acquistati in leasing e UBS, in veste di banca principale di Zermatt Bergbahnen AG, ha scommesso molto su quest’investimento. Nella scelta dei suoi partner Baumann punta soprattutto a ottenere condizioni interessanti; per quanto riguarda i rapporti con le banche, apprezza in particolar modo il dialogo aperto e la rapidità nell’adozione di decisioni. Il suo giudizio su UBS è profondamente cambiato negli ultimi anni.

«Oggi UBS dimostra grande interesse per il settore del turismo in Svizzera e offre un valido sostegno nella ricerca di soluzioni altamente competitive», afferma.

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Baumann non gestisce la sua azienda in completo isolamento: per lui, infatti, è importante che la popolazione locale appoggi il suo operato. In questo senso è forse aiutato dal fatto che non ha per niente l’aria del gelido uomo d’affari a caccia di profitti.

«Viviamo della natura», dichiara.

E non si limita a predicare bene. L’anno scorso, ad esempio, ha devoluto quasi il 3% del capitale investito e dei costi di esercizio alla tutela dell’ambiente. Per Baumann è scontato che i lavori di costruzione debbano rispettare i parametri ecologici dall’inizio alla fine. Il prossimo aprile presenterà la richiesta di certificazione ISO per il sistema di gestione ambientale della sua società.

E poi Zermatt è un paese che ha saputo tenere i piedi per terra. I proprietari sono ancora perlopiù gente del posto – impianti di risalita, ferrovie, alberghi -– e la maggior parte degli abitanti vuole che le cose restino così. Per Baumann si tratta di un fattore positivo e di un rischio al tempo stesso: «Il controllo locale favorisce un senso di appartenenza che previene i danni di un eventuale intervento esterno, ma è anche vero che c’è il pericolo di ignorare quello che succede fuori».

Baumann ha una visione per il 2010: «Zermatt deve restare com’è».

Per salvaguardare la competitività della rinomata stazione, la società diretta da Baumann ha già investito quasi 100 milioni di franchi in un nuovo impianto di risalita e ha aperto più di 20–30 chilometri di nuove piste da sci. Nei prossimi cinque anni Baumann ha in programma investimenti per ulteriori 100 milioni di franchi.

«È il nostro cash flow che ci permette di migliorare la qualità del prodotto che offriamo».

In inverno Baumann ha l’abitudine di sciare ogni due settimane su tutte le piste della società mentre in estate, durante le sue lunghe passeggiate, visita i vari cantieri.

«Possiamo costruire solo da giugno a ottobre, quindi non c’è tempo da perdere». In montagna, infatti, non è soltanto l’economia a farla da padrona: anche il tempo e il clima hanno voce in capitolo.

La banca: da provider di servizi a coach finanziario

Redditività, stabilità, liquidità: questi gli obiettivi tradizionali che una banca può aiutare a raggiungere. Che si tratti di una piccola impresa locale o di una multinazionale di grandi dimensioni, il denaro serve a realizzare aspirazioni e progetti. Le esigenze finanziarie da soddisfare sono le più diverse, almeno tanto quanto lo sono i clienti.

In Svizzera forniamo un’ampia gamma di servizi finanziari, dal credito alle transazioni strutturate, tutti pensati su misura per diversi tipi di società e progetti. Ci occupiamo di circa 143 000 aziende, di cui la maggior parte sono piccole e medie imprese. In passato le decisioni creditizie erano basate sul bilancio; oggi, invece, guardiamo a fattori quali la redditività, la sostenibilità, la competitività e la capacità d’indebitamento di un’azienda per arrivare a una valutazione personalizzata del rischio di credito che si traduca in un pricing specifico adeguato al rischio. Il processo di rating garantisce non solo che i prestiti vengano erogati a un prezzo equo, ma anche un elevato livello di trasparenza che aiuti gli imprenditori a individuare i miglioramenti necessari e ad adottare provvedimenti per rendere più attrattiva la loro azienda. In tutto ciò il nostro ruolo è af- fiancare i clienti, coadiuvandoli nell’ottimizzazione della loro gestione finanziaria e nella realizzazione dei loro progetti.

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Retrospettiva 2004 
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