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Colmare i divari
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Colmare i divari

La scrivania e il computer di Jules Pipe, relegati tra pareti divisorie di legno all’estremità del suo ufficio in stile art déco degli anni ‘30, sembrano strumenti piuttosto modesti per chi è preposto a guidare gli affari di uno dei principali distretti di Londra, soprattutto se il sobborgo in questione ha la poco invidiabile reputazione di Hackney.

Per l’osservatore esterno, occupare il posto di uno degli undici sindaci del Regno Unito eletti a suffragio diretto può sembrare un incarico politico qualunque. Eppure, quando nel 2001 Jules Pipe prese in mano le redini di Hackney come «council leader», la situazione era pressoché ingovernabile dopo cinque anni di amministrazione politica latitante. Il governo nazionale era stato obbligato a intervenire dopo che una gestione disastrosa sul piano sia politico sia dirigenziale aveva provocato il quasi-fallimento del Consiglio locale. Dopo l’elezione a sindaco di Pipe nel 2002 e quattro anni di bilanci equilibrati, le acque sembrano essersi calmate: la spazzatura non è più ammassata lungo le vie, e le strade adesso sono illuminate di notte grazie alle maggiori disponibilità finanziarie.

L’aspetto ironico di Hackney, vi diranno da più parti, è che il distretto confina con la City di Londra e si trova dunque a due passi dal secondo maggior centro finanziario al mondo. Ma è un’arma a doppio taglio. Nel contesto politico britannico, che si aspetta un contributo maggiore degli imprenditori a favore delle comunità in cui operano, le aziende convogliano sempre più denaro e volontari su Hackney o sui vicini dell’East End londinese. Il punto è capire la reale utilità di tali contributi.

«Alcune imprese collaborano da molto tempo a questi programmi di pubblica utilità e il loro rapporto con le autorità locali è andato via via consolidandosi. Con loro abbiamo avviato numerose iniziative volte a fornire risultati reali e tangibili anziché impegnarci in progetti una tantum che riguardano essenzialmente la creazione di team da parte delle aziende stesse», afferma Pipe mentre si concede una pausa e si prepara un caffè a un piccolo tavolo rotondo vicino alla sua scrivania. La finestra che si trova subito dietro si affaccia sull’Hackney Empire Theatre, recentemente ristrutturato. La sera prima vi si è svolto uno show televisivo con diverse pop star tra cui Robbie Williams, che ha presentato il suo nuovo singolo «Misunderstood».

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«Penso che un aspetto veramente importante sia l’attività di mentoring attualmente in atto nelle scuole. Beneficiamo di un fantastico programma di sostegno agli studenti, già ampiamente affermato, e di un altro, destinato al personale, che sta prendendo forma. Alcuni collaboratori che provengono da varie aziende e dispongono di conoscenze adeguate, visitano regolarmente diverse scuole di Hackney, dove coadiuvano gli insegnanti nelle questioni relative alla contabilità e agli acquisti.

Se mantenute nel tempo, queste relazioni aiutano a creare un clima di fiducia intrinseco tra il governo e le aziende. Esse costituiscono inoltre la base per raggiungere obiettivi ambiziosi, come il programma della «City Academy» che, con il contributo di donatori esterni, si pre- figge di provvedere all’educazione secondaria in zone urbane svantaggiate. UBS è partner di una di queste – la Bridge Academy di Hackney – che, quando aprirà i battenti, si occuperà della formazione di 1100 studenti.

«Questo ci ha permesso di procedere più rapidamente verso una partnership nuova e più profonda, durevole e concreta – una scuola di cui UBS sarà parte integrante. Questi programmi, già condivisi dalla comunità di sostegno sono quindi stati accettati di buon grado dalle parti coinvolte nella formazione. Secondo me la Bridge Academy è destinata a raccogliere gli stessi consensi della Mossbourne Community Academy, l’altra accademia di North Hackney. Sono stati circa 3000 i genitori di potenziali allievi che hanno partecipato alla giornata delle porte aperte prevista appositamente per loro. E gli allievi ammessi ogni anno sono solo 180», afferma.

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UBS adotterà un atteggiamento assolutamente neutrale rispetto all’impostazione didattica della scuola e fornirà soltanto l’assistenza che ritiene di dover e poter dare. Ciò non toglie che UBS è un’azienda. E un’azienda, a un certo punto, si aspetta un ritorno. Questo, naturalmente, ci porta a chiederci che tipo di riscontri può legittimamente aspettarsi dal suo impegno a Hackney.

«È estremamente difficile quantifi- care i benefici di simili iniziative. Prendiamo l’attività di mentoring, ad esempio. Se il risultato si traduce ‹soltanto› in un aumento della fiducia di chi ne ha beneficiato, com’è possibile misurarlo in termini assoluti? Il progetto che è stato condotto – quale che fosse, scuola o progetto speciale – avrebbe magari funzionato a prescindere dal programma di sostegno. Forse invece non sarebbe stato così. Per molti versi, quello che le aziende stanno facendo è aggiungere qualcosa, promuovere qualcosa fornendo l’incentivo giusto» ci spiega Pipe.

Questo significa forse che le aziende devono effettivamente assumersi un ruolo che per tradizione compete ai governi nazionali?

«Le aziende stanno in realtà colmando una lacuna, una necessità. Se il settore statutario e tutto ciò che gli compete funzionasse sempre perfettamente, l’impegno delle imprese sarebbe in gran parte ridondante. Ma non è così. Esistono gli uffici di collocamento, ed anche i programmi di formazione – ma alcune persone scivolano lo stesso tra le maglie di questa rete. I programmi che prevedono il coinvolgimento delle imprese cercano di raggiungerle, impegnandole nuovamente con un’attività lavorativa. L’altra sera mi hanno raccontato di un gruppo di persone che ha trovato lavoro nel settore secondario e che, in media, erano state disoccupate per diciotto mesi. Naturalmente, i programmi aziendali erano rivolti a coloro ai quali il settore statutario non ha offerto l’opportunità di svolgere un’attività remunerata. Sostituendosi quindi in qualche misura al ruolo del governo nazionale? No, solo contribuendo e aiutando dove le altre misure hanno fallito», spiega ancora Pipe.

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Hackney continua ad affrontare una serie di problemi oltremodo ostinati: la povertà ormai radicata in alcuni quartieri, gli affitti eccessivamente elevati in altri, le bande criminali e la mancanza di un’infrastruttura di trasporto pubblico. Eppure, negli ultimi quattro anni i progressi sono stati notevoli e Pipe è fiducioso che il distretto potrà risollevarsi e crescere molto più efficacemente di prima, soprattutto per quanto riguarda la formazione e il lavoro.

«Siamo svantaggiati, ma anche fortunati perché il nostro distretto si affaccia sul miglio quadrato più ricco del Paese e anche noi dobbiamo in qualche modo riuscire ad attingere a questo benessere – e non solo, ovviamente. Quello che serve sono i programmi di collocamento professionale, soprattutto per gli impieghi che offrono servizi alla City… perché qui a Hackney non tutti possono puntare a diventare operatori di borsa o banchieri».

Essere responsabili

Condurre la nostra attività in modo responsabile è un principio cardine della nostra cultura e della nostra identità. Come società di servizi finanziari leader a livello globale, desideriamo fornire ai nostri clienti prodotti e servizi a valore aggiunto, promuovere una cultura aziendale che rispetti i più elevati standard etici e generare rendimenti superiori ma sostenibili per i nostri azionisti.

Adottiamo processi consolidati volti a garantire che tematiche importanti vengano individuate e affrontate efficacemente, consentendoci così di agire responsabilmente, a prescindere da considerazioni di breve periodo strettamente orientate al profitto.

Al di là di quelli che sono gli imperativi puramente economici, sappiamo che il nostro successo non dipende soltanto dalle capacità e dalle risorse dei nostri collaboratori e dalle relazioni che sappiamo instaurare con i clienti, ma anche dalla salute e dalla prosperità delle comunità di cui facciamo parte. Sosteniamo le comunità in tanti modi diversi. I nostri collaboratori investono tempo e capacità in molti progetti specifici in diverse parti del globo. Al contempo, effettuiamo anche donazioni a organizzazioni e versiamo un importo pari al totale delle donazioni che i nostri collaboratori fanno a selezionati fondi a fini caritatevoli. Nel 2004, ad esempio, abbiamo donato oltre 25 milioni di franchi svizzeri a livello mondiale.

Le nostre attività in Svizzera sponsorizzano direttamente attività caritatevoli nel Paese e all’estero. Abbiamo inoltre creato una serie di fondazioni e associazioni indipendenti che sostengono finanziariamente cause meritevoli in Svizzera. Una di queste, denominata «Collaboratori UBS aiutano», opera a favore di persone disabili e svantaggiate aiutandole a condurre una vita attiva e autonoma. Promuoviamo il coinvolgimento dei nostri collaboratori versando un importo corrispondente a parte dei fondi raccolti.

Con i nostri fondi abbiamo anche finanziato due fondazioni caritatevoli indipendenti. La prima, l’«UBS Trust for Social Issues and Education», contribuisce promuovendo l’istruzione pubblica, la salute e la lotta alla tossicodipendenza. La seconda, l’«UBS Cultural Trust», sostiene molti progetti in ambito culturale, artistico e scientifico.

Inoltre, sosteniamo i nostri collaboratori in Svizzera che desiderano svolgere attività di volontariato durante gli orari d’ufficio.

Infine, assistiamo anche i nostri clienti che desiderano attivarsi in opere di beneficenza. L’UBS Optimus Foundation investe le donazioni dei nostri clienti in svariati programmi e organizzazioni che si rivolgono in particolare ai bambini. Prendiamo a nostro carico tutti i costi di gestione e di amministrazione della fondazione.

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